Bernini in aula commenta belando. Fontana: “Offesa come donna”. Lui: “Il mio è un giudizio politico”
È successo stamani durante la riunione di commissione. La capogruppo della Lega: <Insulto inaccettabile>. Il consigliere Pd: <Ho voluto sottolineare il comportamento della maggioranza che segue ciecamente i dettami del Sindaco e lo aiuta a impedire la discussione>
Di per sé, i temi in discussione stamattina a Tursi non erano granché avvincenti. In sostanza nella commissione affari istituzionali si discuteva di nuove regole per la Sala Rossa. Temi, il lettore lo capirà immediatamente, di importanza, all’atto pratico, non fondamentale per la vita dei cittadini. Come suonare o no l’inno nazionale all’inizio della seduta e l’insopprimibile ed impellente esigenza che i consiglieri maschi indossino la giacca e forse anche la cravatta (le donne no, ovviamente e ciao parità di genere) durante le riunioni. Insomma, di quelle cose che se non dici a un cittadino chi le ha proposte (impedendogli così di formarsi un preconcetto da tifoseria politica), quello risponderà verosimilmente: <Ma che mi frega? E il buco nel marciapiede sotto casa mia quando lo aggiustate?> oppure <Altro che cravatta, qui bisogna sfalciare le erbacce nell’aiuola davanti alla scuola di mio figlio>. Così, tra un botta e risposta tra consiglieri di maggioranza e opposizione su questi “importanti” aspetti della vita della collettività di un capoluogo di regione, si è arrivati anche a parlare della necessità di imbrigliare le “dichiarazioni in apertura di seduta consiliare” (tecnicamente gli “articoli 55”) in categorie specifiche (qualcuno ha detto anche presentandoli almeno una settimana prima) seppellendo sia l’urgenza sia uno dei pochi strumenti che la minoranza ha sempre avuto per portare in aula argomenti contingenti e solitamente da sempre poco graditi al sindaco di turno che deve rispondere.
È su questi temi di “alto” spessore politico che i consiglieri si stavano esprimendo, quando, arrivato il turno della capogruppo della Lega, Lorella Fontana, il consigliere comunale (ed ex vice sindaco della giunta Doria) Stefano Bernini ha ritenuto di sottolineare quanto da lei affermato con una serie di inconfondibili belati ovini.
<Quanto avvenuto oggi in sede di commissione consiliare è inaccettabile – commenta Fontana -. Il consigliere del Pd Bernini, infatti, ha belato come una pecora in risposta al mio intervento in aula. Come donna mi sono sentita offesa per il verso animalesco che mi ha rivolto. Chi parla di democrazia, chi dipinge panchine rosse, chi si schiera contro la violenza di genere e contro il femminicidio dovrebbe sapere che una donna la si ferisce anche solo con parole e paragoni poco dignitosi. Ci tengo a ringraziare il collega capogruppo Mascia che è intervenuto in mia difesa e ha condannato l’episodio chiedendo al presidente di commissione Putti di prendere provvedimenti in merito. Da sempre sono aperta al dialogo costruttivo, anche con chi la pensa diversamente da me, non accetto però questi comportamenti maleducati e le offese>.
Ben diversa la versione del consigliere Dem, che definisce l’intervento un commento politico e non un insulto. <Al solito – spiega – la consigliera Fontana non interveniva argomentando, ma perdendosi in cavilli. L’azione della maggioranza è improntata all'”andiamo avanti” sempre e comunque, senza ascoltare o esporre argomentazioni, senza lasciare alcuno spazio alla discussione. Insomma, è un comportamento non tipico dell’uomo e della sua ragione, ma degli ovini che seguono chi guida il gregge>. Dove del ruolo del pastore, Bernini intende ovviamente investito il sindaco Marci Bucci. <Se sbaglio, devono argomentarmi perché sbaglio, spiegarmelo, non chiudere ogni discussione pretendendo di evitare ogni confronto>, affidandosi acriticamente alla rotta tracciata dal Sindaco ed evitando accuratamente di “disturbare il manovratore” <molto autoritario e poco autorevole a cui la maggioranza – spiega il consigliere di minoranza – vuole evitare l’esposizione>. Bernini racconta che <anche quando governava la mia parte politica dovevano spiegarmi e convincermi che una azione era positiva per la città perché io non mi adeguo a scatola chiusa – dice -. Non lo facevo prima e non intendo farlo adesso>.
<Non ho offeso nessuno – ribadisce Bernini -. Casomai è un consigliere di maggioranza (Sergio Gambino, Fdi n. d. r.) che ha offeso me chiamandomi “cretino” senza conoscere, tra l’altro, l’etimo della parola: “credulone”>. Insomma, il consigliere Pd spiega che se ci sono creduloni pronti ad accettare assiomi senza discutere, bisogna a suo parere cercarli in maggioranza: <Se dovessi argomentare – aggiunge – direi che il cretino è chi non sceglie di “seguir virtute e canoscenza*”, ma di accettare diktat. Questa proprio non è la mia indole, non è la mia storia politica>.
<Il mio – conclude Bernini – è stato un giudizio politico sul comportamento di Fontana e di tutta la maggioranza. Non un mancare di rispetto alla persona, ma un sottolineare un metodo che punta a impedire ogni confronto e discussione democratica>. Bucci la mente, la maggioranza il braccio.
[* Dante, “La Divina Commedia”, “Inferno”, canto XXVI, noto anche come Canto di Ulisse. È ambientato nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno ove si trovano i “consiglieri fraudolenti”].



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